T.A.R. Abruzzo – Pescara, sentenza 3 maggio 2018, n. 151

Nella sentenza T.A.R. Abruzzo – Pescara, sez. I, 3 maggio 2018, n. 151,  sono state affrontate diverse questioni rilevanti in materia di diritto vitivinicolo, tra cui:

1) La giurisdizione amministrativa sui provvedimenti resi da un Organismo di controllo privato autorizzato dal Ministero, con i quali sono state contestate ad un produttore alcune “non conformità” di partite di vino IGT.

2) La necessità di interpretare l’art. 62, par. 1, lett. c), punto 1 del regolamento (CE) n. 607/2009 (nella parte in cui prescrive che, qualora in etichetta sia nominato un solo vitigno, almeno l’85% del prodotto debba essere ottenuto da uve di tale varietà) in combinato disposto con l’art. 3, co. 1, lett. b), punto ii) regolamento (UE) n. 1308/2013 (secondo cui le uve da cui è ottenuto il vino IGP devono provenire per almeno l’85 % esclusivamente dalla zona geografica circoscritta nel disciplinare).

Sicché – se ho ben inteso la sentenza  – almeno l’85% delle uve del vino IGP dovrebbero non solo essere della varietà nominata ma, altresì, provenire dalla zona delimitata.

Secondo tale interpretazione, non sarebbe quindi ammesso effettuare un primo taglio con uve di altra varietà della stessa zona (risultato: vino 100% di zona e 85% di varietà nominata) e farlo seguire da un taglio di uve della varietà nominata ma provenienti da fuori zona (risultato: vino 85% di zona ma 100% di varietà nominata), laddove ciò porti ad un vino con solo 72% di uve della varietà nominata provenienti dalla zona.

Con ciò, è stata quindi confermata l’interpretazione fornita dal MiPAAF con nota 25 luglio 2012 n. 16991.

 

Stefano Senatore